Marmellata di more di rovo

Quando ero piccola, mi ricordo che a mio zio, già allora in pensione, non lo fermava nessuno. La mia cara zia Tina preparava una marmellata di more eccezionale, proprio con le more raccolte da suo marito, che tornava a casa con cesti pieni di more – e braccia e gambe graffiate senza pietà. Trovare more di rovo dalle nostre parti era difficile, e quindi la marmellata di more di mia zia era una prelibatezza. Anche questa, purtroppo, è una di quelle ricette che non mi feci mai svelare, e la mia passione per la cucina è arrivata troppo tardi.

Da allora iniziarono i tentativi di marmellate. Il primo fu con le more di gelso, pianta che cresceva nel giardino della nostra casa sui colli. Mio padre continuava ad insistere che io ci provassi, che con tante more un tentativo dovevo pur farlo. Ci mettemmo a raccoglierle una giornata d’estate: mani, braccia, gambe e magliette si macchiarono indelebilmente del succo violaceo di more. Visto il tempo notevole nel raccoglierle, a mio padre venne l’idea di stendere un telo sotto l’albero e di scuoterlo. Maniera velocissima, sì, ma la raccolta includeva così anche foglie, rami, insetti e cimici! Provate voi a lavare e risciacquare bene almeno una decina di chili di more di gelso (tra l’altro più grandi delle more selvatiche).

L’unica cosa che apprezzai davvero, fu avere una macchina della conserva in casa, velocissima per passare le more. Alla fine, feci bollire la marmellata per almeno 4 ore, perché non si addensava per niente. Avevo poi usato zucchero nella stessa quantità delle more e, rimanendo sul fuoco così tanto, lo zucchero era quasi caramellato. Insomma, il primo esperimento non fu proprio come sperato, anche se, qualche mese dopo, i miei, durante una conversazione via Skype, mi confessarono che la marmellata di quell’estate era venuta niente male. Io so solo che ne ero venuta fuori mezza macchiata di succo e stomacata dall’odore di more caramellate misto a quello di cimici.

Tempo dopo, esattamente 2 anni fa, finalmente qui a Minorca, mi buttai di nuovo nell’impresa –comprai un passaverdura apposta per quello!-: questa volta con more di rovo. Sì, perché l’isola ne è piena! Le troverete ovunque, a luglio, piante di rovo che crescono soprattutto sulla pared seca che separa i terreni. E sono buonissime! Quindi, armatevi di buona volontà – e preferibilmente di un paio di scarpe per addentrarvi nei rovi- e tempo, perché per raccoglierne qualche chilo, di tempo ce ne vuole, visto che lo scarto è tanto.

Questa volta, di tentativi ne ho abbiamo (il Pescatore ha fatto la sua parte) fatti 3 –e con i vasetti della Quattro Stagioni, che trovate solo all’Hipercentro di Mahon-. Questa è l’ultima, semplicemente ottima.

marmellata_logo

Cosa vi serve:

  • 3 kg. Di more di rovo mature
  • 900 gr. di zucchero*
  • 2 mele
  • 1 limone

Renderete felici: tante persone! (5 vasetti da 330ml)

Tempo impiegato in cucina: 4 ore e mezza

Come fare:

In una pentola molto capiente fate passare le more a fuoco medio alto, con coperchio, per 15-20 minuti, mescolando ogni tanto. In questo modo rilasceranno l’acqua e si ammorbidiranno.

Nel frattempo tritate in un mixer le mele (con la buccia) e il succo del limone.

Munitevi poi di tanta buona volontà e passate le more ancora calde al passaverdura (con disco a fori medi).

NB: Io ho un passaverdura manuale, che mi ha gentilmente permesso di passare tutte le more in UN’ORA. Se avete una di quelle fantastiche macchine per la conserva o un passaverdura elettrico, potete accorciare di moltissimo i tempi.

Rimettete quindi sul fuoco la passata di more. Aggiungete il trito di mele e lo zucchero. Mescolate e portate ad ebollizione. La marmellata dovrà bollire per 2 ore circa, a fuoco medio. Per vedere se è pronta, prelevate un cucchiaino e lasciatelo raffreddare per 5 minuti. Se la densità è quella che volete, allora è pronta!

Se vedete che non si addensa per niente, potete sempre spegnere, lasciare raffreddare e riprendere l’ebollizione più tardi, quando avrete un’idea della densità della marmellata.

A questo punto, quando la marmellata è ancora bollente, riempite i vasetti fino a 1 cm dal bordo. Poi chiudeteli con i coperchi e girateli a testa in giù. Lasciateli raffreddare così, preferibilmente 8 ore. Una volta freddi, girateli: il tappo dovrà essere andato sottovuoto.

Questo è il metodo che mia mamma usa da anni ormai. Se non ha funzionato, cambiate il tappo con uno nuovo e cuocere i vasetti per 30 minuti in un pentolone con acqua bollente.

Da non dimenticare

*Le quantità di zucchero dipendono molto dal peso delle more una volta passate al passaverdura e scartati i semi, oltre che dai vostri gusti e dalla dolcezza delle more.

Per darvi un’idea, dei 2,9 kg di more che avevo, ne ho ricavati 1,3kg di polpa. La quantità di zucchero che ho utilizzato è stata 1/3 del peso iniziale delle more. Quest’anno (2016) invece, di 3 kg di more – peso iniziale- ho usato solo 500gr. di zucchero, perché le more erano dolcissime.

La buccia della mela è fantastica se non volete usare la gelatina per addensare. Frullata con la polpa della mela e il succo di limone è più efficace che se la lasciate intera nella pentola (come la buccia del limone quando preparate una crema pasticcera, per intenderci).

Se amate sperimentare

Potete provare a usare la stessa ricetta per le more di gelso: in questo caso, però, dovrete usare più zucchero, più o meno la stessa quantità delle more, perché di solito sono molto meno dolci e più acquose. Per lo stesso motivo, fate bollire un’ora in più la marmellata e se vedete che non si addensa usate un po’ di gelatina.

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