Il turista italiano

Dopo aver descritto una tipologia classica di turista a Minorca –l’inglese– , è il momento di parlare di quella che ci tocca da vicino: l’italiano in vacanza a Minorca.

Ora, non ho tanta esperienza con il turista italiano quanto quella con il turista inglese. Tuttavia, su quest’isola ci vivo e a contatto con italiani ci sto continuamente. Ne ho viste di tutti i colori e a volte mi metterei le mani nei capelli ascoltando i discorsi dei miei compatrioti. Non c’è da stupirsi, quindi, che io faccia di tutto per non farmi riconoscere come italiana.

Disclaimer: Questo post è deliberatamente provocatorio, quindi si accettano i commenti (per fortuna non tutti la pensiamo uguale), il tutto nel limite dell’educazione. Tenete presente che generalizzo molto ed addirittura mi identifico con alcune caratteristiche.

Ma veniamo ai dettagli.

Il turista italiano è un turista attivo. Si alza alla mattina, fa colazione, prepara il pranzo al sacco, e via, in spiaggia. In hotel lo vedono per colazione e per cena. Cerca di sfruttare al massimo ogni raggio di sole e, quasi sempre, noleggia un’auto per poter esplorare l’isola. Se è giovane, magari prende anche un motorino, per non avere problemi di parcheggio.

Si arma di cartina e non si scoraggia nemmeno davanti ai primi segni di reale perdita; di fronte all’amara sconfitta d’orientamento della donna, l’uomo chiede informazioni al passante in uno spagnolo azzardato e alla fine raggiunge la sua meta.

Non si alza mai abbastanza presto (“chi me lo fa fare di mettere la sveglia, sono in vacanza!”) e si arrabbia se le spiagge più famose – perché è a quelle che va- sono già piene alle 11 di mattina. Ho sentito anche di chi si lamentava che le spiagge qui erano tutte calette, piccole, senza la possibilità di camminare per ore. Se è quello che cercate, c’è la riviera adriatica. Oppure ci sono Santo Tomas e Son Bou, le “uniche spiagge di Minorca” a parere di una guida italiana ai suoi clienti in vacanza. ..-no comment-..

Il turista italiano cerca la spiaggia caraibica che gli è stata venduta dalle immagini di cartolina e rimane pienamente deluso quando si trova davanti spiagge affollate, piene di meduse o posidonia (“che schifo, l’acqua è piena di alghe”. NB: se non ci fosse la posidonia, addio acque cristalline e sabbia sulla costa). C’è una cosa, poi, che scandalizza ancora di più l’italiano a Minorca: le spiagge nudiste! La possibile presenza di uomini e donne nudi in spiaggia viene evitata come la peste. Non vi dico il numero di ragazze che litigano con i propri morosi in spiaggia per le occhiate alle varie figure femminili in topless. Qui in Spagna, soprattutto a Minorca, un paio di tette non spaventa nessuno. Nemmeno i bambini fanno una piega.

In spiaggia, come in giro per strada, l’italiano si riconosce perché parla a voce troppo alta, gesticola e veste bene. Ma fin qui, nulla di male, gli spagnoli sorridono.

L’italiano si individua anche per il “braccialetto”, segno inconfondibile del “tutto incluso”. Perché a quanto pare (e voi lettori dovrete spiegarmi il perché) il turista italiano alloggia negli hotel che collaborano con i tour operator italiani, dove c’è personale italiano in reception, animazione e addirittura cucina. Non eravamo noi un popolo di turisti “fai da te”? Dov’è finito l’acquisto del volo direttamente sul web, la ricerca su Booking.com o Expedia o l’appartamento in affitto? Ci affidiamo ora alle agenzie viaggi e ci lasciamo portare in massa da qualche parte in Europa, pur di spendere poco o di non passare ore su internet?

D’altra parte, il turista italiano va in ferie a luglio e agosto, perché è quello il periodo in cui gli concedono le ferie. Ha, quindi, una settimana di tempo per vedere TUTTO. Perché non sia mai che torni in Italia senza aver visto TUTTO quello che c’è da vedere. E mi raccomando, bisogna immortalare ogni momento con un selfie, quindi il bastone selfie è obbligatorio –chiedere a qualcuno di farci una foto è ormai roba d’altro mondo-. Come se l’isola, dopo la sua partenza, venisse risucchiata dal mare e non ci fosse più la possibilità di tornare a vederla l’anno dopo.

Se poi fa brutto tempo, è la rovina, perché non si tornerà mai a casa super abbronzati e questo è uno degli obiettivi principali della vacanza al mare; gli spagnoli mi chiedono spesso perché noi italiani usiamo sempre gli oli abbronzanti e perché siamo ossessionati dall’abbronzatura. Non saprei, sarà nella nostra cultura: in Italia tutto ruota intorno all’immagine e all’apparenza ed essere abbronzati è bello, secondo i nostri canoni.

Vista la necessità di fare e vedere il più possibile in un tempo limitato di ferie, i consigli, soprattutto da chi vive sul posto, sono essenziali. Il turista italiano va in reception e vuole sapere qual è “la spiaggia più bella” o “il ristorante migliore dove mangiare paella” (come se i consigli fossero obiettivi e non un’opinione personale), se non si è informato prima su internet o sui social media. Lo chiede in italiano direttamente, senza preoccuparsi che siamo in Spagna (iniziare con un “hola, ¿habla italiano?” sarebbe gradito) e la lingua ufficiale non è l’italiano, quindi magari non tutti lo parlano. Ma anche qui, i minorchini si adattano, e ormai capiscono anche questa lingua.

Tuttavia, la cosa che più distingue il turista italiano è quella per cui è tanto odiato dai minorchini: lo sconto. Sembra che siamo famosi soltanto per quello: non vogliamo spendere. Andiamo a chiedere il costo di un noleggio d’auto o di una gita in barca e commentiamo ad alta voce che il prezzo è un po’ alto e pretendiamo lo sconto, vogliamo che ci facciano un prezzo speciale. Come se fossimo al mercato in piazza e negoziassimo il prezzo. Ma perché mai il ristoratore o il venditore dovrebbe farci uno sconto quando tutti gli altri pagano quella cifra? Siamo più belli noi italiani o abbiamo qualche diritto a prezzi più bassi? E’ vero, non siamo famosi per lasciare buone mance ai ristoranti, ma chiedere costantemente lo sconto ci fa vedere agli occhi minorchini come dei tirchi. Turisti che scelgono l’isola più cara delle Baleari perché -forse?- va di moda e poi alla fine stiamo a guardare ogni minimo centesimo. Parlo in prima persona plurale, perché anche io rientro in questa categoria, sono un po’ taccagna. Ma da quando vivo qui, mi sono resa conto che i minorchini, lavorando 6 mesi all’anno (se sono fortunati) devono guadagnare per tutto l’anno, e questo giustifica i prezzi leggermente più alti. Quindi, o mi risparmio commenti del tipo “ah, costa troppo”, oppure evito di farmi riconoscere come italiana chiedendo lo sconto. Se poi dovessi passare tutta la vacanza limitandomi alle cose economiche (niente tour in kayak –costa troppo-, niente cena al ristorante di cucina minorchina –costa troppo-, niente gita in catamarano, –costa troppo-), tornerei a casa più stressata di prima, senza essermi goduta l’isola.

Ora, a voi la scelta. Potete scegliere di rientrare in questa categoria ed essere malvisti agli occhi minorchini –e magari fregarvene anche-, oppure uscirne completamente.

Minorca ha decisamente bisogno di un turista consapevole. Consapevole dell’esclusività dell’isola, consapevole della fortuna che ha a visitarla.

E chissà, magari un giorno diventerà la vostra casa.

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3 pensieri riguardo “Il turista italiano”

  1. Gentile signora Alice, la ho conosciuta sul blog “Amiche di fuso” ed ora sono qui, a fare questo bel viaggio virtuale a Minorca. Intanto, complimenti per il suo sito, che e’interessante come un romanzo, almeno per chi, come me, e’ curioso di conoscere il quotidiano di Paesi diversi dal proprio.
    Le aggiungerei poi un piccolo stereotipo: il turista italiano che si rivolge alle strutture “animazione italiana/tv italiana/cuoco italiano” in realta’ nella sua settimana di vacanza mangera’ quattordici volte pasta col pomodoro con quattordici nomi diversi.

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    1. Ciao Francesco, l’idea del blog è proprio quella: descrivere Minorca con gli occhi di chi la vive tutti i giorni. E sì, la cosa un po’ triste è che l’italiano in vacanza cerca comunque l’italianità, che spesso alla fine non è neanche autentica.

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