Una seconda primavera

Home is where the heart is.

Plinio il Vecchio

 

Non sono sparita: semplicemente sono stata MOLTO impegnata. In positivo, ovviamente.

Per prima cosa, una mini vacanza a Maiorca. Siamo usciti dall’isola per quattro giorni, con macchina e traghetto, per esplorare la sorella maggiore della nostra isola.

Quattro giorni super attivi (perché nelle mie vacanze, a quanto pare, non è contemplato il riposo fisico), in cui abbiamo visitato la Serra de Tramuntana, Palma (in cui alloggiavamo) e la costa sudoccidentale di Maiorca. Giornate intense, con sveglia alle 7:30, colazione a buffet, partenza alle 9 e ritorno alle 19, perché le ore di sole non permettevano di più. Almeno abbiamo sfruttato al massimo i giorni a disposizione e abbiamo anche fatto un po’ di shopping (vista la mancanza di Decathlon, Leroy Merlin e Mediaworld a Minorca).

Sono stati 4 giorni in cui mi sono resa conto che:

1) Pur essendo un’isola baleare, Maiorca non è Minorca.

Non ero mai stata a Maiorca e non sapevo bene cosa aspettarmi. La sensazione che si ha spesso, passeggiando per Palma, è quella di essere in una qualsiasi città della penisola. Ci sono vie intere di negozi, di marche famose, bar e ristoranti, gente ben vestita che passeggia e fa shopping…insomma vita di città. Poi però, a pochi metri c’è il mare. In questo, è diversa da Minorca. Continui stimoli “artificiali” che, camminando per Minorca –anche nelle cittadine- non si hanno.

Guidando da Alcúdia a Palma, nella zona pianeggiante dell’isola, i miei occhi continuavano a cercare i campi e la paret seca. Nessuna traccia. Strade a doppia o tripla corsia, autostrade, sottopassaggi, gallerie! E poi, a nord, la cornice della Serra de Tramuntana, spoglia. E io che me la immaginavo come gli Appennini, piena di alberi e verde.

I paesini della Serra, uno spettacolo per gli occhi. Sembrava di essere nelle nostre montagne: case di pietra (qui niente marès, come a Minorca), piccole strade ciottolate…poi la presenza delle palme ti riportava alla realtà (quelle, sui miei colli non si vedono!). Viste panoramiche da togliere il fiato -almeno a me, che soffro di vertigini!-.

2) Maiorca è decisamente più aperta al turismo tedesco. In tutti i paesini che abbiamo visitato, la maggior parte dei bar aperti avevano scritte solo in tedesco: deduco che i pochi turisti che arrivano sull’isola in inverno, non siano spagnoli. Abbiamo addirittura pranzato in un ristorante gestito da tedeschi (l’unico aperto).

3) Anche a Maiorca ci sono piccoli angoli di paradiso. Le spiagge erano vuote e l’acqua pulita quanto quella minorchina. Certo è che a Maiorca ci sono molti più porticcioli e quindi molte meno spiagge vergini. Ma le poche che abbiamo visto (Es Trenc, S’Amarador e Formentor) ricordavano tanto la nostra isola, solo più grandi!

4) Per mangiare bene maiorchino, non serve spendere tanto e nemmeno cercare un ristorante di lusso. Il giorno in cui abbiamo mangiato meglio è stato a Port de Pollença, seduti su una panchina davanti alla spiaggia. Con 15 euro, ci siamo comprati primo e secondo da asporto, piatti fatti dalle nonne maiorchine: quindi, olio a volontà, fritto pure, ma buono buono!

5) Tornata sulla mia isola, mi sono sentita a casa. Ho tirato un sospiro di sollievo. Abituarsi a Minorca, ti mette poi ansia quando si abbandona l’isola. Occhi attenti quando si guida, paura nel passeggiare di sera in una città come Palma, diffidenza con la gente in strada.

Cose a cui non facciamo caso quando le viviamo tutti i giorni –in Italia o in qualunque altra parte del Mondo-, ma che dimentichiamo in fretta quando iniziamo a vivere a Minorca da minorchini. Perché si fa presto ad abituarsi alle cose belle.

Quello che mi è piaciuto di più di questa vacanza? La Serra de Tramuntana, su cui scriverò presto un articolo.

 

Il secondo motivo del mio impegno e assenza dal blog è stata la scrittura –e sembra un controsenso-. Non voglio ancora annunciare niente, vi tengo sulle spine, ma parliamo di una prossima collaborazione.

Ora: ad una settimana dal mio ritorno in Italia, Minorca ci regala ancora giornate splendide, sole e 18 gradi, e io continuo ad approfittarne –non sia mai che finiscano- con passeggiate e giornate in spiaggia. Gli alberi germogliano, non lo sanno neanche loro cosa stia succedendo alla natura. Forse è vero che si tratta solo di una seconda primavera.

Avete capito bene, le vacanze italiane sono arrivate anche per me: è ora di tornare per qualche settimana in terra italiana. Non so se si possono chiamare proprio vacanze, perché in realtà so che mi sentirò un po’ “violentata”, tra mia madre che mi darà commissioni a destra e a manca, le chiacchierate con mia sorella dopo quasi 2 anni senza vederci, le giornate di shopping, le visite a nonni e zii e le quantità esagerate di cibo (“perché sei troppo magra”, “ma non mangi bene là”), eccetera eccetera eccetera. A gennaio tornerò a Minorca a casa più stanca di prima, ma è giusto così: anche la famiglia ha diritto ad avermi un pochino.

E voi, tornerete a casa per Natale? O casa l’avete già trovata?

 

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7 pensieri su “Una seconda primavera”

  1. No per carità non si torna in Italia a Natale!! Dopo tanti anni all’estero non ho nessuna voglia di passare un “assurdo” Natale all’italiana. Come scrivi tu cibo a non finire “e mangia che voi in Svezia fate la fame” non si sa perché ma hanno quest’idea che qui in Svezia il cibo non sia ancora arrivato :-)!

    A proposito di Maiorca, io l’adoro! Da quando vivo in Svezia siamo stati una decina di volte sull’isola…soprattutto in primavera per sfuggire al freddo di quassù :-). Ci siamo sempre portati dietro le bici da corsa e la serra de tramuntana ce la siamo fatta un bel po’ di volte pedalando :-). Ma da quando ho scoperto il tuo blog mi viene voglia di visitare Minorca, magari il 2016 sarà l’anno buono!

    Anche quest’anno si fa il Natale a casa, in Svezia!

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    1. Wow, la Serra de Tramuntana in bici deve essere ancora più bella!!! Minorca non è proprio Maiorca, ma ha le sue cose belle: una visita la farei 😉
      Riguardo alle feste, io sono in Italia da 4 giorni e già mi sento soffocare..purtroppo non riesco più a sentire il clima natalizio come una volta e un po’ mi dispiace.. Almeno sono contenta che qualcuno passi il Natale “a casa” e che questa “casa” non sia necessariamente in Italia!

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